IN QUESTO TEMPO STRANO E DRAMMATICO

Madreterra Magazine Palmi

IN QUESTO TEMPO STRANO E DRAMMATICO

di Walter Nudo

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LE VIE DEL MARE la Redazione
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L'ECUBA DI MANFROCE AL FESTIVALEDELLA VAL D'ITRIA di Domenico Giannetta

 

 

In questo tempo strano e drammatico, da quando il Covid-19 è entrato nella nostre vite, il mondo della cultura e dello spettacolo sono alla paralisi totale. I teatri sono stati i primi a chiudere e di sicuro saranno gli ultimi a riaprire. Le incertezze sui tempi di ripresa ci costringono ad un immobilismo progettuale che dopo undici mesi dall’inizio del primo lockdown comincia ad essere davvero pesante. Nelle mie lunghe passeggiate al parco, riflettendo sulla mia condizione di artista, sistematicamente mi ritrovo a fare viaggi a ritroso nel tempo, a rivedere, a rivivere, con il groppo alla gola, i momenti più importanti del mio percorso professionale. E come spesso capita in questi casi, la mente va agli inizi del viaggio.
Ci sono momenti nella vita di ognuno che ne determinano il futuro, delle sliding doors che indicano e condizionano delle strade piuttosto che altre. La mia sliding doors professionale ha un nome preciso: “Accademia d’Arte Drammatica della Calabria” di Palmi, in provincia di Reggio Calabria. Siamo nel 1988, l’amore per il teatro mi era esploso da un paio di anni e dopo una breve esperienza amatoriale nella mia città e alcuni mesi di studio in una scuola di Milano, venire a conoscenza della presenza di un’Accademia teatrale nella mia regione fu una notizia incredibile. Presi contatto immediatamente sulle modalità di accesso, sui provini, su come fosse organizzata. Passai ore e ore a preparare la selezione di accesso e grazie alla mia determinazione e alla mia passione, che la commissione riconobbe immediatamente, fui ammesso al primo anno di frequenza.
Correva l’anno 1989. Lezioni per otto ore al giorno, allievi che arrivavano da tutta l’Italia e docenti di chiara fama nazionale e internazionale. L’Accademia, progettata e creata da Francesco Zinnato (per noi tutti “il Presidente”), fu diretta nel periodo della mia frequenza da Giancarlo Sammartano e da Alvaro Piccardi e aveva nel corpo docenti attori e registi straordinari.
L’indimenticato Maurizio Gueli, che mi ha insegnato la passione per la poesia e la recitazione poetica; Francis Pardeillhan e il suo durissimo training fisico di estrazione barbiana, ma soprattutto la straordinaria Daniela Bonsh, che ha lasciato in me le tracce, i semi del “Teatrodanza”, che poi diventeranno determinanti nelle mie future regie. Oltre a tantissimi altri docenti come il polacco Krzysztof Giedroyć, i maestri di musica e canto Troiani e Nicolai, Paola Maffioletti alla danza, l’istrionico Edoardo Siravo per la recitazione. Una citazione a parte la merita Alvaro Piccardi, geniale, imprevedibile e attento alla crescita di ogni allievo; lo ritroverò poi a Crotone, alla direzione della sezione didattica del Teatro Stabile di Calabria, con il quale collaborerò, in qualità di docente di Teatro, dal 2001 al 2011.
I tre anni trascorsi in Accademia furono straordinari sia sul piano della formazione professionale che su quello umano. Vivevamo tutti insieme nello stesso albergo, con un intero piano dedicato solo a noi allievi del primo e del secondo anno, in un clima di condivisione totale delle giornate. Eravamo sempre insieme: a colazione, in aula e poi a pranzo; e poi di nuovo in aula, e poi la sera a cena e subito dopo ancora, a continuare a studiare, a provare le scene per il giorno seguente. Vivevamo a Palmi, che giorno dopo giorno cominciò ad entrare nel nostro cuore. La gente ci accoglieva dappertutto e ci riconosceva come gli “Allievi dell’Accademia”. Eravamo accolti con simpatia e sorrisi nei bar, nelle pasticcerie, nelle rosticcerie; in piazza 1° Maggio che attraversavamo più volte al giorno, nei forni dove andavamo a comprare cornetti e pane caldo la notte. Tutte le lezioni si tenevano presso la “Casa della Cultura” o al Teatro Sciarrone e, sebbene fossimo concentrati sullo studio dell’arte teatrale, non perdevamo occasione per vivere la città.
Indimenticabile una performance che alcuni di noi organizzammo sul “Sant’Elia”, dal quale si rimane incantati ad ammirare la “Costa Viola”, per salutare la partenza di un nostro docente. E le poche volte in cui avevamo qualche ora di riposo ci ritrovavamo a provare le sequenze di acrobatica sulla spiaggia proprio di fronte allo “Scoglio dell’Ulivo”; allenamento che inevitabilmente, anche nel mese di gennaio terminava con una nuotata nell’acqua gelida di un mare indimenticabile. Con l’Accademia, in virtù di uno scambio culturale internazionale, fummo ospiti per due settimane a Varsavia a studiare nella più importante scuola di teatro della capitale polacca. E come dimenticare il nostro spettacolo di fine corso diretto dal nostro Alvaro Piccardi, rappresentato nell’ambito del “Festival di Taormina Arte”. Un saggio di fine corso che era una vera e propria produzione teatrale, dove l’Accademia di Palmi era ospite insieme alle più importanti scuole di teatro d’Italia: l’Accademia Nazionale “Silvio D’amico”, la scuola del “Piccolo Teatro di Milano” e quella dello “Stabile” di Genova. Spettacolo finale che, tra le altre cose, godeva della firma dei costumi e delle scenografie dell’immenso artista quale è stato il compianto Cesare Berlingieri.
A Palmi poi, negli anni a venire, tornai spesso e sempre con grande emozione. Ricordo uno struggente Recital, omaggio alla letteratura calabrese, dal titolo “Ho rubato un filo di capel venere”; ricordo una straordinaria edizione della “Varia”, seguita da un balcone al terzo piano a poche decine di metri dalla piazza 1° Maggio; ricordo alcune repliche, organizzate insieme alla sezione “Libera - Nomi e numeri contro le Mafie” di Palmi, del mio spettacolo sulla mafia “La verità vive”, scritto insieme al maggior esperto del settore e mio carissimo amico, il palmese Arcangelo Badolati. Lo stesso Arcangelo mi iniziò poi alla lettura di Rèpaci, ai suoi potenti brani sul terremoto (28 dicembre 1908), sulla morte (“La farfalla bianca”), la saga dei “Fratelli Rupe”, la “Pietrosa racconta”. E più recentemente ricordo le serate di letteratura in Villa, sempre insieme ad Arcangelo, a presentare il libro “La tenda di Kajin” del nostro Enzo Infantino, o le serata di degustazione in uno degli angoli più belli della Calabria, alla spiaggia della Marinella, al ristorante “L’angolo ammagatu” del mio caro amico Nicola Cosenza.
E per chiudere questo breve e malinconico viaggio, posso affermare con certezza che appena si ritornerà alla vita, appena questo stramaledetto Coronavirus sarà solo un brutto ricordo, che a Palmi tornerò ancora, tante volte, e lo farò per continuare a parlare di cultura, magari realizzando il mio progetto sull’opera di Repaci, che da tempo ho in mente di realizzare, o per assistere ancora alla Varia e chiaramente fare il tifo per i “Marinai” o, semplicemente, per degustare una buonissima granita in piazza 1° Maggio.

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